

28. Il processo capitalistico dell'agricoltura inglese.

Da: P. Mantoux, La rivoluzione industriale, Editori Riuniti, Roma,
1971.

Nel seguente brano lo storico francese Paul Mantoux ci parla del
destino avverso a cui andarono incontro, nel corso della
rivoluzione agricola inglese avviata nel diciottesimo secolo, i
piccoli proprietari e coltivatori diretti, i cosiddetti yeomen.
Impoveriti dalla privatizzazione delle terre comuni, attuata con
una legislazione nota come Enclosure Act, termine indicante la
recinzione delle terre privatizzate, essi furono in gran parte
costretti a vendere la loro propriet ai grandi possidenti e a
prendere la strada dell'emigrazione verso la citt. Qui, dove
L'industria stava diventando, di fatto, un nuovo paese nel cuore
del paese, un'altra America verso la quale gli emigranti si
dirigevano in massa, piccoli coltivatori e affittuari divennero
irrimediabilmente, tranne poche eccezioni, braccia da lavoro per
le manifatture, come tutte le altre categorie di contadini.

Il piccolo coltivatore, per il quale il campo non era un capitale
ma un semplice mezzo di sussistenza, assisteva da spettatore
impotente a questi mutamenti [il progressivo estendersi delle
recinzioni a scapito degli usi civici e delle terre comunali] che
pur coinvolgevano il mantenimento della sua propriet e le
condizioni stesse della sua esistenza. Non poteva impedire che i
commissari riservassero ai pi ricchi le terre migliori e doveva
in ogni caso accettare il lotto attribuitogli, anche se non lo
stimava equivalente a quello posseduto in precedenza. Perdeva
inoltre i suoi diritti sulle terre comunali, ormai divise. E' vero
che gli veniva assegnata una parte di questa terra comune, ma le
sue dimensioni erano proporzionali al numero di animali che era
solito inviare al pascolo sulla landa del signore. Cos, ancora
una volta, chi aveva di pi raccolse i frutti migliori. Entrato in
possesso della sua nuova propriet, lo yeoman [con questo termine
deve intendersi il piccolo proprietario coltivatore non nobile]
doveva circondarla di siepi, con grande spreco di lavoro e di
denaro, e contribuire per la sua parte alle spese generali di
recinzione, spesso assai pesanti. Alla fine, non poteva non
trovarsi pi povero, o addirittura indebitato. [...].
Eseguita la recinzione, spartiti i terreni, piantate le siepi
intorno ad ogni propriet, l'operazione non era ancora conclusa. I
grandi proprietari dovevano ancora trarne il profitto che si
attendevano. Terminata l'operazione di consolidamento dei propri
possessi, essi cercarono di ingrandirli e, poich non restava pi
niente da prendere, si diedero ad acquistare. Alcuni tendevano ad
accrescere l'estensione dei campi coltivati o dei pascoli; altri
si preoccupavano di ingrandire i parchi e le riserve di caccia;
altri ancora acquistano le capanne prossime al castello con
l'unico scopo di demolirle, perch non amano la vicinanza dei
poveri. Accanto ai grandi proprietari vi erano quelli che
aspiravano a diventarlo, mercanti, banchieri e, pi tardi,
industriali. Il momento era favorevole. La ridistribuzione della
propriet aveva fatto vacillare le file della classe pi
strettamente e fedelmente attaccata al suolo. Lo yeoman, onesto,
laborioso, ma abitudinario, poco previdente, prigioniero di un
orizzonte limitato, rimase sconcertato dai cambiamenti che si
verificavano intorno a lui e avvert la minaccia della concorrenza
temibile delle imprese agricole condotte secondo metodi pi
moderni. Preso dallo sconforto o spinto dal desiderio di cercare
fortuna altrove, si lasci tentare e cedette la terra. [...].
Gli atti di recinzione non trovarono praticamente valida
resistenza. Coloro che avevano pi motivo di lamentarsi osavano
appena parlare. Se si arrischiavano a protestare, a chiedere
giustizia al Parlamento, l'unico risultato era un inutile spreco
di denaro per spese legali, onorari di solicitors [procuratori
legali] e di avvocati. [...] Talvolta, i contadini si scagliavano
contro il principio stesso dell' enclosure, [...] oppure
denunciavano i metodi con cui veniva applicata, la cui parzialit
e ingiustizia sono nocive ai firmatari della petizione in
particolare ed alla societ in generale. [...] A volte la collera
contenuta delle campagne esplose con violenza improvvisa. In certe
parrocchie, l'annuncio della recinzione provoc sollevamenti. Gli
avvisi legali non potevano essere affissi alla porta delle chiese,
a causa dell'ostruzione fatta, a diverse riprese, dalla folla
tumultuante, che impedisce l'affissione a viva forza. L'ufficiale
giudiziario incaricato si trovava in presenza di adunanze
minacciose armate di forche e di bastoni. In un villaggio del
Suffolk, per tre domeniche consecutive, gli avvisi gli furono
strappati dalle mani e gettati in un fosso, e l'ufficiale venne
fatto segno di una nutrita sassaiola. [...].
Questa decisa resistenza, in forte contrasto con l'abituale
timidezza dei contadini, potrebbe anche apparire il semplice
frutto del timore istintivo del cambiamento, se tutta una serie di
documenti non dimostrasse che ad alimentarla erano ragioni pi
serie. Una precisa coscienza, ad esempio, che le recinzioni
avevano come risultato l'acquisto del suolo da parte dei pi
ricchi, cui venivano attribuiti tutti i mali dell'epoca; l'alto
prezzo dei beni di prima necessit, la demoralizzazione delle
classi inferiori e l'aggravarsi della miseria. [...].
Si formava in tal modo una classe di uomini senza fissa dimora,
pronti ad andare dovunque un impiego consentisse loro di sottrarsi
alla servit della legge sui poveri, che legava l'assistito alla
parrocchia. [...].
Prima del 1760, si constatava gi una continua emigrazione dalle
parrocchie rurali verso i centri commerciali e, da questi, verso
la capitale; infine, una folla di gente nata in campagna si
stabilisce nelle piccole e grandi citt e particolarmente nei
maggiori centri industriali. L'industria era, di fatto, l'unico
sbocco possibile per queste migliaia di lavoratori che avevano
perduto del tutto o in parte le loro risorse tradizionali. Le
fabbriche dovevano garantire loro quei mezzi di sussistenza che
non potevano pi ricavare dai campi. [...]le recinzioni e
l'incetta del suolo da parte dei grandi proprietari finirono per
mettere a disposizione dell'industria la grande quantit di forza-
lavoro che ne rese possibile lo sviluppo. L'industria stava
diventando, di fatto, un nuovo paese nel cuore del paese, un'altra
America verso la quale gli emigranti si dirigevano in massa. Con
quest'unica differenza, che in luogo di essere scoperta, era stata
creata e andava prendendo forma man mano che si popolava. Ogni
nuovo arrivato portava con s tutto quello che aveva potuto
raccogliere prima di partire: gli yeomen, meno danneggiati dalle
recinzioni, avendo ricavato una somma ragionevole dalla vendita
del proprio fondo, possedevano un piccolo capitale. Costretti loro
malgrado a rompere i ponti con una tradizione secolare, erano
adesso disposti a tentare la sorte in questo nuovo paese,
lanciandosi in avventure che da ogni parte stimolavano la loro
intraprendenza. Sar dalle loro file che usciranno molti degli
uomini che avviarono e guidarono il movimento industriale.
Prenderanno cos la loro rivincita rivaleggiando per ricchezza ed
influenza con i grandi proprietari fondiari che li avevano
cacciati dalle campagne. Ma ristretto fu il numero di coloro che
raggiunsero il successo. Alla maggior parte degli yeomen e dei
piccoli affittuari, ridotti alla condizione di mercenari, tocc
il destino di tutti i contadini spinti dalla miseria in citt in
cerca di lavoro. Nullatenenti, non potevano offrire alla
manifattura che la forza delle proprie braccia. Saranno loro a
formare il nucleo della massa operaia, l'anonima popolazione delle
fabbriche, l'armata della rivoluzione industriale.
